Articolo scritto da Severino Venini, pubblicato il 10/12/2007
Durante le ferie estive, i nostri atleti nonché cari amici Severino Venini, Roberto De Marcellis e Marco Demaldè, partono per l'avventurosa conquista dello Zoncolan, salita durissima ed impervia portata alla ribalta negli ultimi anni dal Giro d'Italia.
Il tutto viene raccontato da una foto di rito e da una bellissima "lettera" scritta da Venini, la quale leggendola fa vivere l'emozione di aver compiuto un'impresa del genere. Complimenti ragazzi, continuate così!!!
"Mancano pochi giorni a Ferragosto ed a ravvivare il sogno che qualche mese prima era stato accennato: conquistare lo Zoncolan. Da diverse località di villeggiatura ci diamo appuntamento per ritrovarci ad Ovaro, più che mai decisi a compiere la grande impresa. E’ il 14/08/2007 e dopo ore di auto giungiamo sul posto; prepariamo le biciclette e l’orologio della chiesa della SS. Trinità sopra la nostra testa batte il mezzodì.
Roberto (De Marcellis) è impaziente, agitato, continua a parlare per sdrammatizzare. Marco (Demaldè) è concentrato e molto determinato; alla seconda esperienza su quella salita vuole esprimere il meglio. In cielo alcune nuvole, ma non ci preoccupano. Si parte. Prima un breve riscaldamento lungo la statale di Ovaro e poi ci buttiamo decisi su per la salita. Il primo tratto è impegnativo ed il nostro sogno pian piano si trasforma sin dai primissimi chilometri nella dura realtà che scivola sempre più lentamente sotto le nostre ruote. In breve perdo la compagnia di Marco prima e di Roberto poi che si inerpicano con maggior destrezza. La salita non dà un attimo di tregua, i tornati sono così brevi e ripidi che e’ come non ci fossero. Avanzo stando sui pedali zig-zagando e con lo sguardo proteso vero l’alto, indago la pendenza della strada per scorgere un tratto meno duro per prendere un sorso d’acqua, niente. Qualche auto mi sorpassa lasciando dietro di se l’odore acre di frizione bruciata, qualche altra scende con analoga scia di freni surriscaldati. Ormai sono solo ma tengo duro, con le forze che da tempo sono finite riesco a raggiungere un breve pianoro, respiro, mi sento salvo, poi le gallerie. Hanno un fondo sconnesso in cemento dove l’acqua scorre ovunque, sono diritte, strette e nel semibuio lasciano intravedere l’uscita, fortunatamente sono un po’ meno ripide della strada percorsa ed i pneumatici tengono. Dopo avere attraversato i tre budelli neri eccomi di nuovo alla luce e la salita continua. Poco dopo mi sento chiamare a gran voce. I miei amici già in vetta, affacciati sul dirupo finale mi incitano in quegli ultimi metri, ormai impazienti per la lunga attesa. Finalmente sono sul piazzale del valico, non c’è altro, se non quel meraviglioso cartello in legno che riporta testualmente: Sella Monte Zoncolan alt. m.1750 s.l.m. con a fianco una scultura in bronzo che raffigura tre ciclisti, proprio noi tre? Non credo. Subito si scattano le foto per immortalare la nostra impresa. I volti sorridenti evidenziano tutta la fatica della salita ma anche la felicità di essere arrivati fin lassù.
Severino Venini".