Articolo scritto da Leonardo Gusmeroli, pubblicato il 25/09/2011
E siamo così giunti all’ultima gara della stagione. Si torna, per il quarto anno consecutivo, a Ponte di Legno (BS) per l’Adamello bike. Si può scegliere tra 2 percorsi: il MARATHON (65km./2250m. dislivello) e il CLASSIC (40km./1.400m.). A dir la verità, i cicloturisti non hanno la facoltà di scegliere, sono obbligati a correre sul Classic.
Sono cinque gli instancabili bikers del BTM che hanno messo in programma anche questa gara, io, Beppe, Diego, Roby e Giorgio.
E’ sabato pomeriggio e il camper parte alla volta della Valcamonica: io, Beppe, Diego e Roby. Giorgio e Tiziana ci hanno anticipato e sono già sul posto.
Parcheggiamo subito il camper al parcheggio del palazzetto dello sport (centro nevralgico della manifestazione), per procedere con solite operazioni di verifica iscrizione e ritiro pacco gara: set di prodotti per la cura e manutenzione della bici, oltre a borraccia, integratori e cioccolatini. Come spesso succede, risulto iscritto al marathon come M3, ma essendo sprovvisto di tessera, vengo immediatamente dirottato nel Classic (e sarà la mia fortuna).
Sono le 18 e, dopo un pomeriggio all’insegna del bel tempo e del caldo, comincia a piovere e non smetterà più fino alle 4 di notte. La pausa dura poco, infatti, poco dopo il risveglio (7,10), ricomincia in modo copioso e sarà così fino al giorno successivo.
Colazione abbondante, assemblaggio della bike e vestizione: corto con manicotti e ovviamente tela cerata (sarà indispensabile). Ma subito un colpo di scena: Beppe e Roby rinunciano, troppa acqua e troppo freddo.
Siamo pronti, ci ritroviamo in zona partenza per una foto di gruppo (i 3 superstiti) e temporeggiamo al coperto fino all’ultimo istante per l’ingresso in griglia. Alle 9,30 viene dato il via al marathon, 20 minuti dopo parte il classic.
Oggi la tattica ha poca importanza, l’obiettivo è finirla indenne (vedi Valdifassa), portando a casa pelle e bici. Se poi arriva anche il risultato, tanto meglio. Gli iscritti sono circa 600, ma i partenti si aggirano intorno alla metà per le molte defezioni.
Si parte in pianura in un lago di acqua su strada larga asfaltata per 1,5 km, per poi affrontare subito la maggiore asperità di giornata: una mulattiera di 6 km, prima ciottolosa e poi sterrata, in cui si superano i primi 520 mt. di dislivello. Salgo regolare e senza affanno, cercando di pedalare all’interno del rigagnolo d’acqua per solcare il terreno più compatto. Di tanto in tanto si vedono anche dei flash: saranno i fotografi? niente affatto, subito dopo si sente anche il relativo tuono. Arrivo in quota (1.790 mt.) e la temperatura è decisamente bassa, anche se il vero fastidio è la pioggia insistente. A questo punto ci sono da affrontare 4 km di saliscendi con alcuni tratti di ripido acciottolato che mi obbliga a mettere il piede a terra. Mi accorgo subito che le discese solitamente più semplici, col bagnato diventano le più insidiose. Raggiungo Giorgio che mi consiglia di andare piano per non scivolare, ma non lo ascolto. E’ qui che comincio a prendere confidenza col fango, tanto da confezionare una lunga serie di sorpassi fino al termine della gara. Al km 11,5 comincia un lungo tratto di 17 km per lo più in discesa con qualche risalita anche ripida, un misto tra ciottoli, fango ed erba, tra guadi profondi e acrobazie. In fondo raggiungo Diego un po in difficoltà coi freni non a disco: antico! Arrivo nel punto più basso di tutto il tracciato (1.040 mt.) dove comincia la risalita sul versante opposto della vallata. Siamo ai –11,5: la pendenza non è elevata, ma il terreno inzuppato d’acqua, rende quest’ultimo tratto ancor più lungo e pesante. Ultimi sforzi per distaccare alcuni biker del classic e fine della gara. Ad attendermi questa volta, invece della mogliettina, trovo gli amici Beppe e Roby (oggi panchinari), pronti ad immortalare l’impresa con qualche scatto.
Lavaggio bici, lavaggio Leo con la stessa gomma della bici e successiva doccia “calda”.
Pasta party esagerato: un primo piatto di lasagne, un secondo di carne con contorno di verdure, frutta, dolci, acqua, bibite e vino. Sicuramente al di sopra della media.
Risultato finale ottimo: il tempo di 2:32:06 mi piazza al 18° posto assoluto su 88 arrivati (e questa era la vera difficoltà) e 1° dei cicloturisti.
Complimenti ai due temerari che, incuranti del mal tempo, sono rimasti fedeli al percorso marathon prescelto: a Diego che col tempo di 5:18:51 si piazza al 73° posto e a Giorgio che col tempo di 5:40:12 giunge 79°.
Gare sociali a parte, si chiude qui una lunga stagione che mi ha visto calcare i campi di gara per 22 volte, tra gare brevi e ultra-marathon, al caldo e al freddo, sull’asciutto e sul bagnato, per complessivi 1.318 km e quasi 36.000 metri di dislivello.
Complimenti Leo! (mi faccio anche i complimenti da solo)
Il vostro “ciclista-reporter” va in letargo, l’appuntamento è per il 2012, con la speranza che possa essere ricco di soddisfazioni e soprattutto di “emozioni” come lo è stato il 2011, tutte da vivere con gli amici del BTM.