Giovedi 31 Maggio 2012
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Alberto Pugno Vanoni conclude la PBP

Articolo scritto da Alberto Pugno Vanoni, pubblicato il 12/09/2011

Alberto Pugno Vanoni conclude la PBP

Un impresa; una forte emozione; una grande soddisfazione e tutto per il bene del ciclismo

La Parigi Brest Parigi è stata positivamente terminata da parte del nostro dinamico Alberto Pugno Vanoni. Questo è il suo commento:

<< bon courage e bon route. Queste parole mi sono state dette da giovani, vecchi, signore e signori, mamme con bambini, bambini soli, semplici passanti o spettatori appostati, magari con tanto di seggiola fuori di casa, oppure appoggiati a staccionate o muretti soli o in gruppo al sole o sotto l’ombrello talvolta anche radunati per un pranzo all’aperto, ma sempre tutti con vista sui corridori. Me le hanno dette 1000 e più volte mentre pedalavo con il mio fagotto posteriore incellofanato, solitario o con un manipolo di randonneurs occasionalmente formatosi. Ho sempre risposto, con un cenno della testa, della mano un sorriso o un semplice “grazie mille” a chi intuiva dai miei pantaloni della Nazionale Randonneurs Italia la mia provenienza. Oppure me la cavavo con il semplice merci: la cosa che mi importava era comunque ricambiare tutte queste inattese dichiarazioni di affetto.

La gente del grande territorio agricolo che separa Parigi a Brest da sempre ben conosce quella che è definita la Reine des Randonnèes, il suo immenso tragitto e ha sincera stima dei ciclisti.

Siamo lontani da anni luce da ogni contrasto italo francese in tema ciclistico ed anche da ogni spirito competitivo, tutti tifano per tutti, tutti sanno che il primo ingrediente per percorrere l’intera tratta è un buon coraggio inteso come augurio di essere costantemente accompagnati da uno stato psicologico tanto intrepido quanto positivo, indispensabile per superare i momenti difficili, molti, e quindi mantenere la volontà di giungere. Tre notti e due giorni di luce per totali 84 ore a pedalare ininterrottamente: ho contato le ore di sonno complessive in non più di sei per completare i 1236 km con 10.000 mt di dislivello. I riflessi, allentati già al secondo giorno, sono stati fortunatamente compensati dalla pratica assenza di buche nell’asfalto (ah.. l’administration française: impeccable!) asfalto in molti tratti comunque granuloso e dunque di tenuta non affidabile e lento. E poi il vento (poteva essere peggio) e i temporali, specie quelli dopo il tramonto.

Del resto andare a Brest o tornare indietro sarebbe stata la stessa cosa, l'importante era perdere quota. Alla fine delle salite, ho imparato, si perde sempre quota e a Brest la quota la si sarebbe persa tutta.

Lo ammetto: abilità ciclistica ma anche un pizzico di fortuna nel non aver mai commesso errori, in particolare in discesa errori che avrebbero compromesso il traguardo. Un episodio al culmine del trans motorio che mi accompagnava la terza notte: in un tratto assolutamente buio, dove le lucine rosse posteriori degli altri apparivano e sparivano alla mia vista seguendo i dolci saliscendi delle colline (credo che guidare una astronave sia esperienza del tutto simile) mi ostinavo ad attendere una morbida curva a sinistra delimitata da un guard rail munito di catarifrangente bianco.
Questa curva però non arrivava mai: dopo parecchi chilometri realizzavo trattarsi dello strano effetto del giubbino riflettente del compagno che mi precedeva di poche decine di metri La stanchezza è dunque il vero nemico. Altri randonneurs, in particolare gli orientali, la combattono con micro sonni assopendosi in ogni luogo del tragitto (l'importante è rimanere nel percorso) avvolti nei fogli di alluminio termico, la bici a fianco, adagiata con i fari accesi.

Ottimi comunque i dormitori dell’organizzazione. Brande da campo con coperta e servizio di sveglia dopo 1, 2 ore, a seconda della richiesta. Non ne ho mai vissute ma la situazione deve essere simile a quella che si presenta in caso di calamità più o meno naturali, grandi Hangar pieni di brande ordinatamente allineate. C’è però una grande differenza: qui c’è sì una migrazione di genti, ma sono tutti contenti e anche se la branda è dura, o non c’è il cuscino, e il tuo vicino – così come tutti gli altri – russa alla grande, una volta disteso ti sembra di essere in paradiso. Non si soffre di insonnia la catalessi è istantanea. Se se non ti chiamano (anzi se non ti scuotono), ti svegli a metà settembre ….

Tutto il mondo era presente, tra gli assenti posso citare solo il mondo arabo e gli eschimesi. Non è detto che non ci fossero, io non li ho visti. Oltre ai padroni di casa, americani canadesi e australiani in gran quantità, seguiti da tedeschi e giapponesi. Ma anche sudamerica e africa ..



Solo 1000 ritirati su 5000 partenti. Tutti all’iscrizione dovevano dare le referenze di impegnative percorrenze completate ed omologate nel semestre antecedente. Il sottoscritto ha partecipato in autonomia affidando soste per alimentazione e il poco sonno ai punti di assistenza della organizzazione punti tutti ben distanziati. Ho mangiato quantità impensabili di cibo che, visto il positivo risultato, non può che essere ben ricordato per digeribilità e apporto calorico (ho messo a punto e mi facevo servire un potage di verdure solidificato con purea e pasta). Carne? Si, je suis la terreur du poulet de la Bretagne, ne avrò mangiati 4. Bici di acciaio realizzata da un artigiano di Bèrghem montata con tubolari Roubaix della Veloflex. Il comfort della soluzione ha certamente contribuito a limitare i danni alla parte posteriore … del ciclista. Grande soddisfazione, e commozione, specialmente al giro di boa di Brest quando sole e vento posteriore mi hanno dato la spinta decisiva al morale.

Viva la PBP, viva i Bretoni viva gli organizzatori! Mi hanno regalato 3 giorni di libertà, pedalate senza limiti se non quelli oggettivi del proprio corpo. Si tratta di limiti anche io constato stupito piuttosto ampi!

Grazie a Paolo e a Uwe con i quali ho condiviso una bon route con la necessaria dose di bon courage! Au revoir PBP >>.

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